giovedì 29 maggio 2014

Navigium Isidis




Il Navigium Isidis o Ploiaphesia è una festività dalle origini molto antiche, da ricercarsi con ogni probabilità in epoca Tolemaica. Il culto di Iside e i riti ad esso connessi giunsero presto ad affascinare anche la Roma tardo-repubblicana, ma è dal periodo imperiale che la diffusione delle celebrazioni di Iside Pelagia, protettrice della navigazione, acquisisce un’importanza acclarata dalle fonti e dalle evidenze archeologiche. Sembra plausibile che le famose navi di Caligola, ormeggiate nel lago di Nemi, fossero utilizzate dall’imperatore per officiare i riti annuali del Navigium di Iside. Apuleio, nel XI libro de Le Metamorfosi, dopo averci introdotto alla festa mediante le parole della dea stessa: «Diem, qui dies ex ista nocte nascetur, aeterna mihi nuncupavit religio, quod sedatis hibernis tempestatibus et lenitis maris procellosis fluctibus navigabili iam pelago rudem dedicantes carinam primitias commeatus libant mei sacerdotes», illustra con vividi colori quella che fu una delle festività pagane più radicate nel substrato cultuale romano, tanto da essere onorata ancora nella Roma ormai cristiana del IV secolo.
A quell'epoca risale una serie di piccole monete di bronzo anonime, con le effigi di Iside, Serapide e del Nilo: persistenza e celebrazione estrema di un sacro arcaico alla vigilia degli editti teodosiani del 391-392 d.C. che posero definitivamente fine ai rituali pagani e isiaci. 






-Artemide XL, lotto 2379.


La data della ricorrenza della Ploiaphesia coincide con il primo plenilunio successivo all'equinozio di primavera, il giorno indicato abitualmente è il 5 marzo. In epoca tardo-imperiale pare però che la festività fosse anticipata al 3 gennaio e dunque connessa con la cerimonia dei vota publica officiata dall'imperatore per la prosperità di se medesimo e per estensione dell’impero tutto, all'inizio del nuovo anno.

Durante il Navigium un’imbarcazione non varata viene trasportata su di un carro fino al mare, accompagnata da cortei festosi e purificata dal sacerdote con fuoco, uovo e zolfo, viene infine fatta scivolare in acqua e qui abbandonata ai flutti ma protetta dalla vigile dea. E’ la riapertura della stagione delle navigazioni, al termine dell’inverno, quando il mare è tempestoso e i suoi flutti procellosi lo rendono innavigabile. 

La suggestione evocata da questo carro navale (carrus navalis) che si staglia lento in primo piano sullo sfondo delle brulicanti processioni che vivono nelle parole di Apuleio, ci porta a connettere questa festività ai riti sopravvissuti nell’odierno Carnevale, vestigia isiache.




-Il Carrus Navalis. Pittura murale proveniente da Ostia, scoperta nel 1868 presso il Campo della Magna Mater, oggi conservata ai Musei Vaticani.



Marta Santi    

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